Contratti sostitutivi con causale

Con il Dl 34/2014, il cui iter parlamentare sembra non privo di asperità, sono state introdotte modifiche alla disciplina del contratto a termine e, in particolare, la generalizzazione della cosiddetta “acausalità”, non mandano in soffitta il profilo sostitutivo dell’assunzione, elemento che, in alcuni casi, è opportuno richiamare nel contratto sia per motivi contributivi che civilistici. Riscrivendo l’articolo 1, del Dlgs 368/2001 (che reca la disciplina generale della materia), dal 21 marzo scorso sono state eliminate le ragioni giustificatrici del contratto a tempo determinato, con la conseguenza che, da tale data, risulta sempre possibile prevedere un termine al contratto di lavoro, a condizione che la sua durata complessiva, incluse le eventuali proroghe, non superi i 36 mesi. La nuova formulazione della norma impatta con alcune disposizioni di carattere contributivo che riguardano proprio i rapporti di lavoro a tempo determinato; in particolare, al contributo addizionale Aspi (articolo 2, comma 28 della legge 92/2012) e all’agevolazione prevista dal Testo unico maternità e paternità (Dlgs 151/01) in favore di chi assume lavoratori a tempo determinato in sostituzione di lavoratrici e lavoratori in congedo.