Spese di ristrutturazione dell’immobile concesso in comodato alla societa’- Rimborso IVA

Per la ristrutturazione dell’immobile concesso, dall’amministratore, in comodato d’uso alla sua società, i costi di ristrutturazione sono detraibili ai fini Iva e pertanto le spese sostenute sono da considerarsi inerenti all’attività d’impresa e perciò detraibili, perchè relative a un’attività propedeutica a quella assoggettabile ad Iva.

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LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TRIBUTARIA

ha pronunciato la seguente: Sentenza

RITENUTO IN FATTO

1. In data 20.12.96, veniva notificato alla societa’ Preneste Uno s.r.l. un avviso di rettifica emesso dall’Ufficio ai fini IVA per l’anno di imposta 1991, con il quale l’Amministrazione finanziaria disconosceva il diritto al rimborso di un credito di imposta, riportato dalla contribuente nella relativa dichiarazione annuale, relativo alle spese per la ristrutturazione di un immobile concesso in comodato alla predetta societa’ dal proprio amministratore, con contratto del 19.4.89.

2. L’atto impositivo veniva impugnato dalla Preneste Uno s.r.l. dinanzi alla CTP di Roma, che rigettava il ricorso. La CTR del Lazio, con sentenza n. 137/29/05, depositata il 24.3.06, accoglieva, peraltro, l’appello proposto dalla societa’, compensando le spese del giudizio.

2.1. Il giudice di seconde cure riteneva, invero, che i costi per la ristrutturazione suindicata fossero da considerarsi inerenti all’attivita’ di impresa, e percio’ detraibili, poiche’ relativi ad un’attivita’ propedeutica a quella assoggettabile ad IVA, successivamente svolta dalla contribuente. La CTR riteneva, inoltre, che tale conclusione non fosse inficiata, trattandosi di due soggetti giuridici diversi, dalla coincidenza, nella stessa persona fisica, del comodante e dell’amministratore della societa’ comodataria dell’immobile di proprieta’ del primo.

3. Per la cassazione della sentenza n. 137/29/05 ha proposto ricorso l’Agenzia delle Entrate articolando due motivi. La contribuente ha replicato con controricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con i due motivi di ricorso – che, per la loro evidente connessione, vanno esaminati congiuntamente l’Agenzia delle Entrate denuncia la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 19, della L. n. 212 del 2000, art. 10, art. 1175 c.c. e art. 17 della Direttiva CEE n. 388/77, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, nonche’ la contraddittoria ed insufficiente motivazione su punti decisivi della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5.

1.1. La CTR – a parere dell’Amministrazione – sarebbe incorsa nella violazione delle disposizioni succitate, laddove ha ritenuto – peraltro, con motivazione incongrua – che fossero inerenti all’attivita’ di impresa, svolta dalla Preneste Uno s.r.l., i costi dalla medesima affrontati per la ristrutturazione di un immobile concesso in comodato alla predetta societa’ dal proprio amministratore, con contratto del 19.4.89. Il giudice di appello non avrebbe, difatti, adeguatamente valutato – a parere della ricorrente – che non avendo la contribuente posto in essere alcuna operazione imponibile ai fini IVA dal 1989 al 1993, tale isolata operazione – non diretta al mercato, sebbene prevista dall’atto costitutivo e dallo statuto sociale – oltre a costituire violazione del principio di buona fede sancito dall’art. 1175 c.c. e della L. n. 212 del 2000, art. 10, integrerebbe gli estremi dell’abuso del diritto, elaborato dalla giurisprudenza comunitaria.

1.2. Tale conclusione sarebbe – dipoi – confortata, secondo l’Amministrazione ricorrente, dall’ulteriore circostanza, anch’essa non adeguatamente valorizzata dalla CTR, della coincidenza, nella stessa persona fisica, del comodante e dell’amministratore della societa’ comodataria dell’immobile di proprieta’ del primo. Siffatta circostanza evidenzierebbe, infatti, contrariamente a quanto ritenuto dalla CTR, l’unico scopo dell’operazione, consistente nel procurare alla societa’ un indebito credito di imposta.

2. Le censure sono infondate.

2.1. La Corte di Lussemburgo ha – per vero – piu’ volte affermato al riguardo che, ai fini di stabilire se sia detraibile, o meno, ai sensi dell’art. 17 della sesta Direttiva n. 388/77, un’attivita’ di acquisto o di ristrutturazione di un bene da adibire all’esercizio dell’impresa, deve aversi riguardo all’intenzione del soggetto passivo di imposta, confermata da elementi obiettivi, di utilizzare un bene o un servizio per fini aziendali. Tale intento consente, invero, di determinare se, nel momento in cui procede all’operazione a monte, detto soggetto passivo agisca come tale, e debba dunque poter beneficiare del diritto a detrazione dell’IVA dovuta o assolta per i detti beni e servizi (cfr. C. Giust. 11.7.91, Lennartz, C- 97/90; C. Giust. 8.6.00, Breitshol, C- 400/98; C. Giust. 19.7.12, C- 334/10).

2.2. In adesione a tale indirizzo della giurisprudenza comunitaria, questa Corte ha, del pari, ripetutamente statuito che un’operazione economica isolata non diretta al mercato, compiuta da una societa’ commerciale, quand’anche l’atto costitutivo o lo statuto sociale prevedano che il sodalizio possa compiere operazioni di acquisto, ristrutturazione, vendita e locazione d’immobili, di per se sola non puo’ valere a dare consistenza ad un’attivita’ imprenditoriale capace di giustificare l’inerenza dell’operazione passiva all’attivita’ svolta.

La previsione statutaria relativa a tali attivita’ riveste, infatti, ai fini della detraibilita’ del tributo assolto sulle operazioni passive, un valore meramente indiziario circa l’inerenza dei relativi costi all’effettivo esercizio dell’impresa, ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 19, comma 1; salvo che la societa’ dimostri o che l’operazione, apparentemente singola, non sia isolata e che sia inserita in una specifica attivita’ imprenditoriale, oppure che essa s’inserisca in una attivita’ immobiliare vera e propria, cosi’ che – in ambedue i casi – sia destinata, almeno in prospettiva, a generare un lucro in proprio favore. E’ necessario, in altri termini, che risulti comprovato – da parte del contribuente sul quale incombe il relativo onere – l’intento del medesimo di finalizzare l’acquisto o la ristrutturazione dell’immobile all’espletamento dell’attivita’ economica dichiarata, giacche’ anche un’operazione isolata, se prodromica all’esercizio effettivo dell’attivita’ di impresa, puo’ essere considerata ai fini della detrazione dell’IVA assolta a monte, pure in difetto di operazioni attive (cfr. Cass. 2300/05; 7808/08; 7344/11; 4157/13).

2.3. Orbene, nel caso di specie, la Preneste Uno s.r.l. e’ una societa’ immobiliare nel cui oggetto sociale – stando allo stesso ricorso dell’Agenzia delle Entrate (p. 6) – rientrano anche l’attivita’ di restauro e di ristrutturazione degli immobili. L’attivita’ posta in essere nel caso concreto, e’ avvenuta a seguito di un contratto di comodato stipulato tra la societa’ e l’amministratore della stessa Preneste Uno s.r.l., Lombardi Celestino, in data 19.4.89, con il quale quest’ultimo concedeva in godimento alla societa’ un immobile di sua proprieta’ di quattro piani, allo stato grezzo, con l’obbligo per la comodataria di renderlo abitabile per adibirlo all’attivita’ prevista dall’atto costituivo e dallo statuto. Terminata la ristrutturazione, la Preneste Uno s.r.l. esponeva in dichiarazione un credito di L. 104.346.000, che veniva disconosciuto dall’Amministrazione, poiche’ ritenuto non inerente all’attivita’ di impresa.

2.4. Ebbene, dall’esame dell’impugnata sentenza, si evince, senza ombra di dubbio, che l’attivita’ di locazione immobiliare – rientrante nell’oggetto sociale della Preneste Uno s.r.l. – fu da quest’ultima effettivamente intrapresa negli anni successivi al 1991, epoca in cui ebbero termine i lavori di ristrutturazione, comportando, quindi, a decorrere dall’anno 1994, come riconosciuto dalla stessa Agenzia delle Entrate, un progressivo aumento dei ricavi assoggettati ad IVA. Ne discende, sulla scorta dei principi suesposti, che il disconoscimento del credito relativo alle spese di ristrutturazione di detto immobile – come correttamente ritenuto dal giudice di appello – non puo’ considerarsi legittimo, attesa l’evidente finalizzazione di tale operazione al futuro esercizio dell’attivita’ di impresa prevista dall’atto costitutivo e dallo statuto sociale.

2.5. E’ appena il caso di soggiungere, poi, che – attesa l’innegabile diversita’ di soggetti sussistente tra la societa’ contribuente (societa’ di capitali dotata di personalita’ giuridica) ed il suo amministratore (persona fisica) – la circostanza che il contratto di comodato, prodromico alla ristrutturazione dell’immobile, sia intercorso tra gli stessi, contrariamente all’assunto dell’Amministrazione finanziaria non riveste alcun significato ai fini della dimostrazione di un intento elusivo dell’IVA, che sarebbe implicito nell’essere il Lombardi “sostanzialmente parte del citato contratto di comodato”. L’alterita’ dei due di soggetti, infatti, rende del tutto giustificabile un interesse economico contrapposto degli stessi, idoneo a giustificare il contratto sul piano economico- giuridico, atteso che, in siffatta ipotesi, mentre il comodatario ottiene il diritto di disporre di detto appartamento al fine di utilizzarlo per la propria attivita’ economica per la durata del contratto, senza essere tenuto a pagare un canone di locazione, il proprietario, dal canto suo, recupera l’appartamento ristrutturato alla fine del contratto medesimo (C. Giust. 26.9.13, Serebryannay vek, C-283/12).

3. Per tutti i motivi esposti, pertanto, il ricorso non puo’ che essere rigettato.

4. Le spese del presente giudizio vanno poste a carico della ricorrente, nella misura di cui in dispositivo.

P.Q.M.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

rigetta il ricorso; condanna la ricorrente alle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 3.500,00, oltre ad Euro 200,00 per esborsi ed accessori di legge.