Accertamento bancario ed onere probatorio invertito

Quando l’accertamento effettuato dall’ufficio finanziario si fonda su verifiche dei conti correnti bancari del contribuente, l’onere probatorio dell’Amministrazione viene soddisfatto attraverso i dati e gli elementi risultanti dai suoi conti correnti. Si determina così un’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente, che deve dimostrare che gli elementi desumibili dalla movimentazione bancaria non sono riferibili ad operazioni imponibili, fornendo, una prova non generica, ma analitica, con indicazione specifica della riferibilità di ogni versamento bancario, dimostrando come ciascuna delle operazioni effettuate sia estranea a fatti imponibili.

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LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TRIBUTARIA

ha pronunciato la seguente: Sentenza

Svolgimento del processo

1. L’agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, avverso la sentenza della commissione tributaria regionale della Sicilia, sez. stacc. di Catania, n. 314/17/10, depositata l’11 novembre 2010, con la quale, dichiarato inammissibile l’appello principale di R.A.S., e rigettato l’altro incidentale della prima contro la decisione di quella provinciale, l’opposizione inerente all’avviso di accertamento, relativamente all’Irpef, Irap ed Iva per l’anno d’imposta 2003, veniva accolta in parte. Si trattava di attività di impresa, concernente la commercializzazione all’ingrosso di frutta e verdura, tra cui grosse partite di agrumi, come rilevato dalla Guardia di finanza in sede di verifica. In particolare il giudice di secondo grado osservava che l’appellante principale aveva omesso di depositare copia del ricorso in appello presso la segreteria della commissione provinciale, non avendo provveduto alla notifica di esso a mezzo di ufficiale giudiziario. In ordine a quello incidentale rilevava che l’agenzia aveva lamentato la mancata valutazione circa la totale carenza di prova attinente ai presunti costi, piuttosto che la determinazione riguardante la riduzione dell’imponibile nella misura dell’80% dei ricavi. R.A.S non si è costituita, mentre la ricorrente ha depositato memoria.

Motivi della decisione

2. Col primo motivo la ricorrente deduce violazione di norme di legge, e vizio di omessa pronuncia, in quanto la CTR non considerava che, come risulta evidente dal relativo tratto dell’atto di controdeduzioni con appello incidentale, essa aveva lamentato non solo la mancanza di qualsiasi prova dei costi riconosciuti, ma anche degli elementi, in base ai quali i ricavi erano stati abbattuti dell’80% se non solo in modo apodittico.

Il motivo è fondato. Invero il giudice di appello non enunciava compiutamente le ragioni, in virtù delle quali riconosceva i costi, solo presunti da quello di prime cure, senza alcun supporto probatorio, peraltro cadendo nel vizio di omessa pronuncia in ordine alla censura attinente al lamentato percorso argomentativo inerente alla determinazione dell’abbattimento dell’imponibile d’impresa. Ma, parte tale rilievo, il solo fatto che la parte pubblica avesse contestato nel complesso la sussistenza di costi per carenza di prova, quali che fossero, non poteva indurre il giudice di appello a ritenere che il gravame non avesse censurato il punto di quella decisione attinente alla determinazione della misura dell’abbattimento.

Dunque la sentenza impugnata non risulta motivata in modo pertinente, e giuridicamente corretto, su tale punto.

3. Col secondo motivo la ricorrente denunzia vari vizi di motivazione, giacché il giudice di appello non considerava le specifiche doglianze prospettate con l’appello incidentale, attinenti alla totale carenza di prova di costi, e alla arbitraria misura riconosciuta.

Si tratta all’evidenza di censura, che rimane assorbita dal primo motivo.

4. Col terzo motivo la ricorrente lamenta violazione di norme di legge, poiché il secondo giudice non considerava che alcuna prova era stata fornita dalla contribuente circa la pretesa sussistenza dei costi, a fronte invece delle presunzioni attinenti alla movimentazione bancaria sul conto corrente, per le quali i versamenti e i prelevamenti comportavano la sussistenza di ricavi in nero, perché non contabilizzati, senza che l’interessata avesse dimostrato che essi avessero scontato le imposte, ovvero fossero esenti, non essendo stati contabilizzati.

La doglianza ha pregio. Invero in tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l’accertamento effettuato dall’ufficio finanziario si fondi su verifiche di conti correnti bancari, l’onere probatorio dell’Amministrazione è soddisfatto, secondo l’art. 32 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, attraverso i dati e gli elementi risultanti dai conti predetti, come nella specie, mentre si determina un’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente, il quale deve dimostrare che gli elementi desumibili dalla movimentazione bancaria non sono riferibili ad operazioni imponibili, fornendo, a tal fine, una prova non generica, ma analitica, con indicazione specifica della riferibilità di ogni versamento bancario, in modo da dimostrare come ciascuna delle operazioni effettuate sia estranea a fatti imponibili (V. pure Cass. Sentenze n. 18081 del 04/08/2010, n. 4589 del 26/02/2009).

Perciò la sentenza impugnata non risulta motivata in modo giuridicamente corretto anche su tale punto.

5. Ne deriva che il ricorso va accolto, con la conseguente cassazione della sentenza impugnata, con rinvio al giudice “a quo”, altra sezione, per nuovo esame, e che si uniformerà ai suindicati principi di diritto.

6. Quanto alle spese dell’intero giudizio, esse saranno regolate dal giudice del rinvio stesso.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata, e rinvia, anche per le spese, alla commissione tributaria regionale della Sicilia, altra sezione, per nuovo esame