Fatturazione elettronica per gli Enti del Terzo settore

Tra i vari soggetti coinvolti dell’obbligo della fatturazione elettronica, a partire dal 1° gennaio 2019, come previsto dalla L. n. 205/2017 (legge di bilancio 2018), figurano senza dubbio gli enti non commerciali, tra i quali si annoverano anche i futuri enti del Terzo settore quando entreranno in vigore le norme di cui al DLgs. n. 117/2017.

Se per gli enti di terzo settore, dotati di partita IVA,  non c’è dubbio che sia obbligatorio scegliere l’indirizzo telematico da e verso cui far partire e ricevere le fatture elettroniche, tra gli enti no profit dotati soltanto di codice fiscale si registra qualche incertezza.
Tra l’altro, soccorre – al riguardo – anche il comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate del 27 settembre scorso, che illustra la pubblicazione sul sito dell’Amministrazione finanziaria di una guida pratica per i contribuenti, due video-tutorial e una nuova sezione dedicata alla fatturazione elettronica.

Dato ormai per chiaro che anche gli enti non commerciali titolari di partita IVA, in quanto operatori IVA, dal 1° gennaio 2019, in base a quanto disposto dalla legge di bilancio 2018, sono obbligati a registrare il proprio indirizzo telematico ( la PEC) abbinandolo al proprio numero di partita IVA, per gli enti non commerciali dotati soltanto di codice fiscale la questione è un po’ diversa.

Non essendo operatori IVA in senso stretto (ossia quali emittenti fattura), rivestono di conseguenza le caratteristiche di consumatori finali, dove l’IVA rappresenta un costo che viene sommato a quello puro di acquisto del bene o servizio.
In questo caso, considerato che le fatture emesse in forma cartacea non avranno più valore, si pone il problema di ricevere la fattura elettronica dai propri fornitori, che – invece – saranno sicuramente obbligati a emetterla in formato elettronico, con le sole esclusioni dei soggetti da ciò esonerati, come ad esempio i contribuenti in regime forfetario ex L. 190/2014 e quelli in regime di vantaggio (minimi) ex art. 27, commi 1 e 2 del DL 98/2011.

Pertanto, per questi enti, come chiaramente indicato nel provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 89757/2018 (§ 3.4), non sarà necessario avere una PEC perché in tal caso il cedente/fornitore indicherà nel campo del codice destinatario il numero “0000000”, mentre nelle informazioni di carattere anagrafico inserirà il codice fiscale dell’associazione. Attraverso questa procedura, la fattura elettronica sarà disponibile nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate, accessibile attraverso i servizi telematici mediante registrazione e identificazione.

Oppure se l’Associazione con codice fiscale ha acquistato un software e che gestisce la conservazione elettronica sostitutiva del ciclo passivo, comunicherà il codice destinatario del fornitore software al cedente/fornitore attraverso questa procedura, la fattura elettronica sarà disponibile nel software.